La presente analisi esamina la sentenza n. 2051/2025 emessa dal Tribunale di Foggia – Sezione Lavoro in data 15 ottobre 2025, che ha accolto il ricorso di un bracciante di nazionalità gambiana, difeso dagli avv.ti Stefano Campese e Gabriele Romagnuolo, contro l’INPS per il mancato pagamento dell’indennità di disoccupazione agricola per l’anno 2021. La decisione si rivela di particolare interesse per il suo focus sull’istituto dell’omocodia e sulla conseguente responsabilità dell’ente previdenziale in caso di erronea erogazione della prestazione.
Cosa è l’omocodia ?
Con il termine “omocodia” si intende la situazione in cui a due o più persone fisiche viene attribuito il medesimo codice fiscale. Tale evenienza, sebbene rara, può verificarsi quando i dati anagrafici (nome, cognome, data e luogo di nascita) utilizzati per la generazione algoritmica del codice fiscale sono identici. Nel caso in esame, l’INPS ha sostenuto di aver già adempiuto alla propria obbligazione, avendo liquidato l’importo dovuto in favore di un soggetto con lo stesso codice fiscale del ricorrente.
La Difesa del Ricorrente e l’Onere della Prova
La strategia difensiva del ricorrente è stata determinante per l’esito favorevole della lite, avendo ricostruito l’intera vicenda, non limitandosi a negare la ricezione del pagamento, ma dimostrando attivamente la causa dell’errore dell’INPS. La difesa ha infatti provato attraverso la produzione di documentazione cruciale che:
- esisteva un caso di omocodia, già segnalato in fase amministrativa dal competente patronato;
- l’Agenzia delle Entrate aveva ufficialmente risolto il problema, attribuendo nuovi codici fiscali;
- la confusione si era estesa anche alla posizione contributiva, con rapporti di lavoro di terzi (anche al di fuori del comparto agricoltura) erroneamente caricati sull’estratto conto del ricorrente, a dimostrazione di una gestione amministrativa imprecisa da parte dell’INPS.
La responsabilità dell’INPS e la liberazione dall’Obbligazione
Il punto centrale della decisione del Tribunale di Foggia risiede nell’applicazione di un principio cardine del diritto delle obbligazioni: il pagamento effettuato a un soggetto diverso dal legittimo creditore non ha effetto liberatorio per il debitore. La responsabilità dell’INPS è quindi piena. L’ente non può eccepire l’avvenuto pagamento per liberarsi dal suo obbligo nei confronti del vero creditore, ma dovrà, semmai, agire in ripetizione dell’indebito nei confronti del soggetto che ha illegittimamente percepito la somma (Tribunale Ordinario Foggia, sez. LA, sentenza n. 1748/2020 ). La sentenza si pone in linea con l’orientamento giurisprudenziale che tende a tutelare il cittadino di fronte a errori della Pubblica Amministrazione, specialmente quando il diritto del singolo è stato pienamente provato e l’ostacolo alla sua fruizione deriva esclusivamente da un deficit organizzativo o gestionale dell’ente (Tribunale Ordinario Torre Annunziata, sez. PR, sentenza n. 316/2019).
Il Tribunale, accogliendo il ricorso, ha quindi condannato l’INPS a liquidare nuovamente l’indennità di disoccupazione agricola per il 2021 in favore del legittimo titolare, oltre agli interessi legali.
